Articolo · 16 gennaio 2020
Convivere con il fuoco, ovvero la necessità di adattarci al nuovo scenario degli incendi boschivi nel quadro del cambiamento climatico.
Ferran Dalmau (Medi XXI) riflette su come l'abbandono rurale e il cambiamento climatico aggravino gli incendi boschivi e sul perché dobbiamo adattarci.

Di Ferran Dalmau – Rovira. Ingegnere forestale. Tecnico delle emergenze e della protezione civile. Tecnico di squadra elitrasportata antincendio boschivo. Direttore di Medi XXI GSA
Prima ondata di caldo intenso dell'anno. Primo episodio massiccio di incendi boschivi simultanei (più emergenze nello stesso momento che mettono sotto pressione i servizi di soccorso). I media impazziscono e per qualche giorno si accendono i riflettori, con maggiore o minore accuratezza, sul «problema degli incendi boschivi». Giornalisti a ridosso delle fiamme in cerca della spettacolarità, e non sempre con il rigore e la profondità che un problema complesso richiede. Comandano i tempi e tutto deve essere pronto per ieri. Con i primi incendi mediatici della stagione estiva l'opinione pubblica si allarma e, per qualche giorno, prende coscienza del rischio. Esplode. Poi tutto si dissolve (appena piove) e si dimentica. In attesa che torni il caldo. E così ogni anno, come se vivessimo in un eterno giorno della marmotta. Il vero problema è che gli incendi boschivi stanno cambiando. In peggio. Anzi, sono cominciati in inverno (destagionalizzazione del rischio) e purtroppo sono «soltanto» il sintomo di una malattia molto più grave: il modo in cui il mondo urbano si è disinteressato degli spazi rurali e periurbani, il cambiamento climatico, lo spopolamento e l'abbandono delle campagne.
Ogni volta che si abbandona un allevamento o un campo coltivato che da secoli produce beni e servizi per la società, il fuoco si avvicina alle zone abitate. L'antica cintura di sicurezza (le aree coltivate) che abbracciava i centri abitati si è slacciata. E ogni giorno andiamo più veloci. Se non si prendono misure, potete immaginare come andrà a finire.
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